LA TECNICA DEL TIRO NELLE VARIE FASI

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descritta con le parole e con le immagini del Maestro Genshiro Inagaki

Ashibumi

Costruisci la posizione dei piedi e disponi il corpo verso il bersaglio

Ashibumi
Ashibumi è un momento di notevole importanza; durante questa fase il tiratore costruisce il luogo fra sé e il bersaglio; ciò rappresenta il fondamento della tecnica del tiro.

Ashibumi stabilisce la relazione tra il tiratore e il bersaglio, e definisce in tal modo lo spazio che li comprende.

Quando il mondo di chi tira entra in rapporto con il bersaglio un mondo nuovo si costituisce, grande come cielo e terra. Ashibumi è la prima fase della costruzione di questo mondo.
Intendo qui illustrarvi i principi che regolano questa posizione. Il movimento continuo del corpo durante il tiro, la tensione progressiva dell’arco, lo sgancio della freccia dipendono dalla corretta costruzione di ashibumi. Una lunga esperienza e lo studio di questi principi permettono di acquisire una solida bravura.

In realtà man mano che l’esperienza delle basi tecniche procede, tutta la qualità del tiro migliora, e anche la dimensione formale del kyudo la si perfeziona.

Per impostare il tiro è necessario predisporre l’assetto del corpo in vista del momento dello sgancio: in ciò risiede la ragione di ashibumi.

Dozukuri

Costruisci il tuo mondo

Dozukuri

L’azione successiva alla conclusione di ashibumi consiste nel rendere stabile l’assetto raggiunto in rapporto al bersaglio, con particolare riguardo alla naturale postura delle gambe e delle cosce.

Il busto è fermo, ben eretto, le spalle rilassate; è utile non accumulare eccessiva tensione anche nelle altre parti del corpo. Facendo ashibumi forzate lievemente le gambe al di sotto delle ginocchia; anzi, ancor meglio: pensate soltanto ad una leggera tensione nelle gambe, senza porla in atto.

Per quanto concerne la postura del bacino, è bene che raddrizziate leggermente la spina dorsale e rendiate attivo il tono muscolare della parte inferiore dell’addome; avrà luogo un piccolo spostamento delle anche all’indietro mentre l’ombelico si volgerà verso il basso.

Durante dozukuri, nel rispetto dell’antico insegnamento detto hakama goshi no kone, letteralmente “regola dell’anca e dell’hakama”, hakama-ita aderisce saldamente alla zona lombare della schiena.

Potete vedere come si configuri maemisumi, letteralmente “un triangolo davanti al corpo”.

La posizione base di dozukuri è chu: il corpo di chi tira è eretto, non piega in alcuna direzione, nè a destra nè a sinistra, nè davanti nè dietro.

Ricordate di osservare sempre hakama goshi no kane, e la corretta posizione dell’addome e del bacino.

Yugamae

Predisponi con tanta attenzione

Yugamae Dopo aver posto la corda nella cocca proseguite con torikake, tenouchi, monomi. Prima di procedere alla fase di movimento del tiro è indispensabile stabilire con precisione l’assetto del corpo nella sua relazione con l’arco; il nome di tale condizione è yugamae.

La preparazione di questa struttura, denominata kamae, richiede una serie successiva di azioni che ha inizio con yatsugae, l’atto di incoccare la freccia.

Effettuato dozukuri, portate davanti a voi l’arco mentre la mano destra si stacca naturalmente dal corpo e si tende verso la corda fino a compiere torikake.

L’arco è ricondotto poi a sinistra, come nella fase di dozukuri. Per una corretta tensione ed un buono sgancio, con la mano sinistra costruite l’impugnatura dell’arco che chiamiamo tenouchi.

Continuate successivamente con monomi (zumochi): il viso si rivolge a sinistra per guardare l’oggetto da colpire,il mato, in modo tale da avere una conferma della sua posizione.

In questo momento confermate accuratamente la sensazione suscitata dal contatto di tsunomi con l’arco; vi sia ben presente la percezione della presa del tenouchi sull’impugnatura, della posizione di ogni dito e della relazione delle dita fra loro.

Uchiokoshi

Scorrevolmente progredisci

Uchiokoshi

Calma e tranquillità accompagnano il momento di uchiokoshi effettuato con molta attenzione guardando il bersaglio; la mano destra conduce il movimento mentre la sinistra segue obbediente.

Finché siete nella primavera della vita estendete completamente le braccia verso l’alto tanto quanto le vostre spalle ve lo consentono. Con l’avanzare degli anni si fa via via più intenso l’impulso ad effettuare uchiokoshi più basso, perciò nei primi tempi della pratica abbiate cura di elevare le braccia quanto più potete.

Al momento di uchiokoshi la freccia è lievemente inclinata in modo che la punta si trovi un poco più in basso della cocca, secondo l’insegnamento di mizunagare: una goccia d’acqua scorre quietamente sulla freccia dalla cocca alla punta; questa è l’esatta inclinazione.

Ricordate che fino al termine di uchiokoshi la mano destra presiede il movimento, seguita obbedientemente dalla sinistra; nell’insieme la freccia è nella direzione del bersaglio.

La freccia è direzionata al bersaglio; da qui le mani sinistra e destra aprono con molta naturalezza l’arco e con questo movimento si giunge a tsumeai e a nobili.

Sanbunnoni

Conferma la via della corda

Sanbunnoni

Dall’alto con calma tendete l’arco, e sia la mano sinistra a presiedere il movimento mentre la destra segue; quando quest’ultima è giunta all’altezza dell’orecchio e la freccia si trova esattamente allineata al sopracciglio allora, senza rilassare il tono della tensione, smettete di aprire.

In questo istante la freccia si trova nella direzione del bersaglio; la mano sinistra stretta intorno all’impugnatura inizia a concentrare la propria forza su tsunomi. La relazione stabilitasi a sanbunnoni fra la mano sinistra e la mano destra permane fino al termine del tiro.

A poco a poco, leggermente, avete aperto l’arco e senza perdere intensità mantenete la posizione raggiunta. Se si fraziona in tre parti yajaku, la posizione è chiamata letteralmente “due parti di tre”.

Avete l’opportunità di poter riconsiderare la posizione delle mani e del gomito destro valutando il bilanciamento delle forze impegnate. Quando l’arco inizia ad opporre una certa resistenza, allora è il momento di passare alla fase successiva e così entrare nel nobiai consueto.

Come vi ho spiegato nel corso di sanbunnoni si sviluppa una grande capacità di controllo. Proprio per questa caratteristica, fin dai tempi antichi sanbunnoni era considerato un elemento di superiorità sulle altre scuole per i vantaggi che offriva nel cogliere il centro.

Tsumeai

Conferma i quattro riferimenti: yatsuka, nerai, hoozuke, munazuruCome ti schiudi

Tsumeai

Una volta che la freccia si è separata dall’arco, chi ha speso da yagoro ad hanare il massimo delle proprie energie ha esperienza di un attimo di tempo in cui spirito e forma del corpo si fondono nello sgancio e in tale penetrazione permangono. Questa forma si chiama zanshin.

Esaurita a pieno l’attività, lo spirito ritorna a uno stato di normalità. Questo lasso di tempo è zanshin dello spirito. Quando la freccia è partita zanshin della forma del corpo e zanshin dello spirito coincidono: non cambiate e non rovinate questa sincronia; nel momento in cui ha fine zanshin del corpo zanshin dello spirito trova il suo ultimo compimento.

Tra gli scritti di YOSHIDA GENPACHIRO INSAI, in un capitolo dell’insegnamento intitolato isozuke no fune, si legge la descrizione dell’arrivo di una barca condotta da un rematore verso la riva. Al termine di un lungo vogare l’uomo arresta la sua mano e osserva il punto a cui approdano le barche. Lo spirito di chi attracca la barca è l’insegnamento che se ne trae; nel kyudo, guardando il punto in cui è andata la freccia e conservando zanshin del corpo si riesce a mantenere zanshin dello spirito. Si può così gustare molto profondamente questa condizione.

Torashiro Hanshi, capo dei samurai della provincia di hizen shimabara e valente kyudoka della yamato ryu, era molto famoso per la sua bravura. Il suo zanshin e quello di URAGAMI SAKAE HANSHI realizzano la perfezione della forma ideale. L’insegnamento della HEKI RYU prevede che le parti destra e sinistra del corpo lavorino in equilibrio, in modo che nell’istante di zanshin un profondo kiai divida nettamente il corpo stesso in due porzioni simmetriche, quasi che un taglio deciso le separi lungo l’asse verticale. Chiamiamo questa azione risoluta morootoshi. Al di là della coscienza dei sensi, davanti al tiratore la freccia vola come se scivolasse su rotaie e giunge al bersaglio. Come è scritto nel densho,
dopo hanare la linea su cui si trovano le mani è perpendicolare, jyumonji, alla linea verticale che passa per il petto.

Questo è il vero zanshin.Quando a sanbunnoni avvertite che tutto va bene, con calma, equilibrando il movimento delle mani tendete ulteriormente l’arco fino a giungere a tsumeai.

Tsumeai è la posizione in cui il kyudoka porta a termine l’apertura dell’arco fino ad una corretta proporzione; per una persona di corporatura normale la misura dell’apertura – yajaku oppure yatsuka – equivale a circa metà altezza del corpo.

Stabilita l’apertura si fissa la mira – nerai. La freccia tocca lo zigomo – hoozuke – e la parte inferiore della corda nel punto medio fra l’estremità inferiore dell’arco e l’incoccatura sfiora il petto – munazuru.

Queste quattro condizioni si fissano contemporaneamente: in tal modo tsumeai è compiuto. Ma la tecnica del kyudo è una condizione viva e se nell’attimo dello sgancio non si aggiunge un apporto attivo all’energia già espressa a tsumeai la forza di nobiai si attenua e rallenta, secondo l’espressione yurumibanare.

L’apertura di metà altezza del corpo, yatsuka, è stata raggiunta. Anche tenouchi è maturo. Qui ci si trova al momento di tsunomi no hataraki durante nobiai, prima di yagoro. Dal momento in cui sono stati stabiliti i quattro riferimenti hoozuke, nerai, munazuru e yatsuka, allora si entra in nobiai.

Nobiai

Completa profondamente l’apertura dell’arco.

Yagoro

Kakushin no hirameki: il lampo della sicurezza

Nobiai continua, ininterrottamente continua; e proseguendo accade a tutti di giungere al limite. Questa condizione si chiama Yagoro.

Hanare

Lo spirito e il corpo si trovano entrambi nella pienezza.

Nell’allenamento quotidiano fate lavorare così Tsunomi, e insieme e contemporaneamente all’azione della destra sganciate.
In questo istante chi osserva vede la freccia separarsi naturalmente dall’arco.
Sottolineo un particolare rilevante: portate a compimento Hanare con la vostra volontà; ve lo dico in modo chiaro e vi prego di ricordarlo.

Zanshin

Come ti schiudi

Zanshin

Una volta che la freccia si è separata dall’arco, chi ha speso da yagoro ad hanare il massimo delle proprie energie ha esperienza di un attimo di tempo in cui spirito e forma del corpo si fondono nello sgancio e in tale penetrazione permangono. Questa forma si chiama zanshin.

Esaurita a pieno l’attività, lo spirito ritorna a uno stato di normalità. Questo lasso di tempo è zanshin dello spirito. Quando la freccia è partita zanshin della forma del corpo e zanshin dello spirito coincidono: non cambiate e non rovinate questa sincronia; nel momento in cui ha fine zanshin del corpo zanshin dello spirito trova il suo ultimo compimento.

Tra gli scritti di YOSHIDA GENPACHIRO INSAI, in un capitolo dell’insegnamento intitolato isozuke no fune, si legge la descrizione dell’arrivo di una barca condotta da un rematore verso la riva. Al termine di un lungo vogare l’uomo arresta la sua mano e osserva il punto a cui approdano le barche. Lo spirito di chi attracca la barca è l’insegnamento che se ne trae; nel kyudo, guardando il punto in cui è andata la freccia e conservando zanshin del corpo si riesce a mantenere zanshin dello spirito. Si può così gustare molto profondamente questa condizione.

Torashiro Hanshi, capo dei samurai della provincia di hizen shimabara e valente kyudoka della yamato ryu, era molto famoso per la sua bravura. Il suo zanshin e quello di URAGAMI SAKAE HANSHI realizzano la perfezione della forma ideale. L’insegnamento della HEKI RYU prevede che le parti destra e sinistra del corpo lavorino in equilibrio, in modo che nell’istante di zanshin un profondo kiai divida nettamente il corpo stesso in due porzioni simmetriche, quasi che un taglio deciso le separi lungo l’asse verticale. Chiamiamo questa azione risoluta morootoshi. Al di là della coscienza dei sensi, davanti al tiratore la freccia vola come se scivolasse su rotaie e giunge al bersaglio. Come è scritto nel densho,
dopo hanare la linea su cui si trovano le mani è perpendicolare, jyumonji, alla linea verticale che passa per il petto.

Questo è il vero zanshin.